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Il perfetto cerchio collezionistico

Forse non ce ne rendiamo conto, ma le macchine per scrivere antiche che si vedono in giro sul web sono, per lo più, sempre le stesse. Noi crediamo che questa inesauribile miniera di macchine che è il mercato della rete (ebay, subito.it ecc.) sforni ogni giorno nuove macchine come se uscissero dal gonnellino di Eta Beta. Io invece credo che, in molti casi, si tratti delle stesse macchine che vengono reimmesse nel mercato e passano di mano in mano.

Se ogni macchina fosse tracciata, secondo me apparirebbe una lunga lista di proprietari che se la sono passata.

In genere, la catena che si snoda è questa: Io sono un neo-collezionista, mi affaccio su ebay divorato dal sacro e smanioso fuoco del possesso. Digito “macchina da scrivere” e compare una lunga serie di proposte. Compero a più non posso e aspetto con ansia a casa l’arrivo delle macchine. In preda all’orgasmo collezionistico ne acquisto sempre di più per fare numero e bado poco alla qualità.

Poi, in genere, compio il salto di qualità, nel giro di un paio d’anni, e cerco pezzi più belli, ben messi o restaurati, rari se possibile. Ed ecco che abbandono il canale internet per acquistare, perché sappiamo benissimo tutti che i “veri” pezzi hanno altri canali, direttamente fra collezionisti per intenderci.

E di tutta la roba che abbiamo acquistato che ne facciamo? Magari abbiamo comperato delle macchine migliori e ci ritroviamo con dei doppi dei quali uno di qualità inferiore. Quindi le rimettiamo in rete e torniamo ad alimentare un circolo che rappresenta la spinta iniziale alla passione collezionistica.

Poi vi sono le eccezioni e una mi è capitata nei giorni scorsi. Su un sito appare un annuncio: “Vendo macchina Olivetti e, compresa nel prezzo, una calcolatrice d’epoca”. Guardo e si tratta di una bella M40 Scuola, in ottime condizioni, originale. Il prezzo è basso, per il pezzo che è. Brevemente lo chiamo e dico che vado di persona, dista soli 100 chilometri. Il signore, un 65enne, non avrebbe mai brigato per fare un pacco e spedirlo e quindi è ben contento della consegna a mano. Mi dice che in due giorni lo hanno contattato in diversi ed è stupito. Non credeva potesse esserci tanto interesse.

Ecco, lui ha tolto dalla soffitta la sua macchina e l’ha messa a disposizione di noi collezionisti. Ha chiesto un prezzo basso, coi valori di mercato odierni, ma era un prezzo onesto in realtà: per lui la macchina era un peso, non sapeva che farsene, e così se ne è liberato e ha guadagnato soldi. E ora io ammiro a casa questa originale M40 scuola.

Firmato

Il Remington della Romagna